martedì 22 marzo 2016

Guerra e pace, Lev Tolstoj

"Guerra e Pace è un libro politeista; Tolstoj ha portato ogni ipotesi teologica fino allo scandalo che essa comporta e vuole che noi esperimentiamo le contraddizioni del cielo."

Pietro Citati, Tolstoj
Premio Strega 1984

Quali sono i fini o le mete della storia? 
Napoleone non è andato in Russia per la grandezza della Francia e Alessandro non è andato in Francia per la grandezza della Russia. Niente accade in nome di qualche diritto del popolo o del sovrano: la storia non ha nessun fine. È soltanto questa incessante marea, da occidente a oriente, da oriente a occidente, che si ripete da secoli e lascia sulla sua strada milioni di morti e assiderati. Non è neanche Dio a fare la storia e proprio per questo ci riesce incomprensibile. Gli uomini mirano a una meta e la storia si serve dei loro piccoli desideri per architettare qualcosa di diverso. Così Tolstoj non crede alla cause degli eventi  ricordate dagli storici: le accetta ma le moltiplica perché ogni evento è prodotto da miliardi di cause. 



Per quanto sia accessibile la catena delle cause di una qualsiasi azione, non potremo mai conoscere l'intera catena, poichè essa è infinita, e di nuovo non otterremo mai un'assoluta necessità.

Tolstoj si diverte a prendersi gioco di Thiers, elevandosi a possessore non solo della verità poetica ma anche di quella storica.
Con l’occhio passivo, ingenuo e farsesco di Pierre, raffigura la stranezza e la comicità della battaglia di Borodino, come un incubo vuoto, assurdo, orrendo. La storia è vista da uno che non capisce niente e così viene fedelmente rappresentata, derisa, nullificata.
Eppure quest’uomo con la testa perduta in chissà quale sogno, è il personaggio più terrestre di Guerra e Pace: Pierre è comico intellettualmente (gioca alla filosofia, alla guerra o al matrimonio come potrebbe giocare a scacchi) e fisicamente. Tolstoj però lo ama perché, attraverso i suoi errori, gli prepara la felicità.


E il volto dagli occhi attenti, con uno sforzo, come si apre una porta arruginita, ebbe un sorriso, e da quella porta aperta ad un tratto alitò e investì Pierre quella felicità da tanto tempo dimenticata alla quale ormai non pensava più. Alitò, lo avvolse e lo sommerse tutto. Il suo sorriso fece svanire ogni dubbio: era Nataša, e lui l'amava.

Invece gli errori del principe Andrej gli si rivolgono contro: la sua freddezza ed estraneità alla vita, il ribrezzo e l’ostilità per la carne culmineranno nel destino di uno che con una parte di sé è sempre stato morto.



Amare tutto, tutti, sacrificare in ogni momento se stesso per l'amore: voleva dire non amare nessuno, voleva dire non vivere di questa vita terrena.

Il paradosso di Guerra e Pace vuole che due indagatori dell’immenso come il principe Andrej e Pierre puntino su una persona meravigliosamente limitata: Nataša.
Nataša cammina a un centimetro dall’abisso e solo la grazia le impedisce di cadervi: è felice in maniera assurda e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Forse la sua gioia di vivere è posseduta da un profondo narcisismo: si ama e nei monologhi che fa a se stessa c’è sempre un uomo, il migliore, il più intelligente che la sazia di complimenti.



Per lei era troppo poco amare e sapere di essere amata: aveva bisogno di abbracciare l'uomo amato in quel momento, subito; di dire e di ascoltare dalla sua voce le parole d'amore di cui il suo cuore era colmo. 

A Nataša e Pierre spetta il regno del presente, al principe Andrej quello del futuro che il figlio Nikolaj eredita e con il cui sogno il grande romanzo termina ma potrebbe anche ricominciare da qui.



Di una cosa sola prego Dio: che anche a me succeda ciò che è successo agli uomini di Plutarco, e io farò come loro. Anzi farò meglio di loro. Tutti lo sapranno, tutti mi ameranno, tutti mi ammireranno.

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3 Commenti:

Alle 23 marzo 2016 09:24 , Blogger Antonella ha detto...

Quanto mi piace il tuo blog! Ti seguirò con piacere... :) e comunque "Guerra e pace" ancora mk manca anche se sono una superfan dei russi...

 
Alle 24 marzo 2016 01:14 , Blogger Giada ha detto...

Ciao Antonella, sei molto gentile, ti ringrazio!
Ahimè, nonostante possa spaventare vista la mole e qualche passaggio descrittivo sulle diverse battaglie possano essere ostiche, si tratta dell'epopea immortale della Russia e se la ami come la adoro io, non puoi saltare questo passo! Magari dividitelo: a me per esempio piace leggere "tutto d'un fiato" ma sono conscia che se mi fossi organizzata la lettura in parti, l'avrei apprezzato ancor di più di quello che ho fatto! Fammi sapere comunque se intraprenderai la salita!

 
Alle 24 marzo 2016 05:31 , Blogger Antonella ha detto...

Sono pronta ad affrontarlo! :) sto soltanto cercando l'edizione più giusta per me! E non dubitare che aggiornerò il mondo sulla mia lettura (come sempre!).

 

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